APPUNTO SUL LAVORO COREOGRAFICO

Una struttura coreografica non e` dissimile da quella di una poesia: si possono scrivere le parole in prosa per suddividerle in seguito con una metrica (ritmica) ordinata o variabile e, al momento della lettura, le si puo` interpretare con differenti intonazioni espressive.
I tre elementi PAROLA- METRICA- DECLAMAZIONE non sono necessariamente legati tra loro. E` per esempio possibile cambiare l'ordine delle parole o sostituirle con altre lasciando invariata la metrica, cosi` come e` possibile declamare in modo simile poesie di contenuto totalmente diverso o dare sfumature diverse alla medesima. Saper gestire questi elementi in modo autonomo significa trovare combinazioni straordinarie e sorprendenti, significa essere in grado di padroneggiare le potenzialita` espressive della poesia.
Lo stesso vale per i tre corrispettivi elementi della danza: GESTO- RITMO- ESECUZIONE. Una sequenza coreografica puo` essere danzata seguendo partiture metriche differenti mentre la qualita` dell'esecuzione cambiera` grandemente a seconda degli interpreti.

Nulla e` fisso, nulla e` esclusivamente connesso a qualcos'altro per via di caratteristiche specifiche. Capire questo e` fondamentale se si vuole evitare di insabbiare la propia creativita` in processi coreografici lunghi e stancanti, persi in un oceano di scelte che si stende gigantesco innanzi a noi, senza avere il benche` minimo punto di riferimento per affrontarle.
Questa e` una delle ragioni per cui, qualora si sia sul punto di cominciare un nuovo lavoro, e` consigliabile partire costruendo un primo generico abbozzo di quelle che sono le nostre idee, senza preoccuparsi troppo della loro apparenza o della loro coerenza. In questa fase iniziale il semplice fatto di fare delle chiare scelte e` piu` importante di quali esse siano.
Scegliere rapidamente e` fondamentale non solo per se stessi, ma anche per non estenuare fin dall'inizio le energie dei ballerini. Avere gente che non lavora al 100% non e` sicuramente vantaggioso per chi deve scegliere anche in base al feed-back che riceve dai suoi interpreti.
Questa prima struttura diventera` in seguito lo scheletro dell'opera finale; essa permettera` inoltre di trattare ed intendere la coreografia come un'opera unitaria, non come semplice agglomerato di diverse sezioni. Il respiro globale di una coreografia e` importantissimo se si vuole mantenere vivo l'interesse del pubblico che un errato sviluppo rendera` o confuso od annoiato, assopito.

Quanto detto fin ora non deve pero` essere frainteso: fare delle scelte chiare ma troppo affrettate e grossolane non e` di certo un risultato auspicabile. Non si puo` scegliere con qualunquismo, solo per mostrarsi sicuri di se` o tanto per avere qualcosa, non importa cosa.
Per questo e` fondamentale un lavoro di riflessione teorica precedente quello fisico in studio. In questo modo si potra` cominciare ad effettuare le prime richieste e scelte avendo di gia` un'idea di quali direzioni si voglia seguire. Fare delle scelte teoriche chiare rende facile il fare chiare scelte coreografiche.
Un altro problema conseguente il ritardare le scelte coreografiche e` che gli interpreti non possono lavorare veramente alla qualita` dell' esecuzione ed interpretazione finche` non conoscano con esattezza la successione finale dei movimenti. Lavorare alla qualita` del movimento significa danzare. Danzare significa aver integrato in ogni muscolo del propio corpo una precisa gestualita` imposta dal coreografo. Per far cio` ci vuole ovviamente del tempo ed una certa dedizione, per quanto i danzatori possano essere tecnicamente preparati. Esibirsi lavorando con una gestualita` che non si ha avuto il tempo di integrare e` altamente frustante e tensiogeno, l'insuccesso quasi garantito.

Il lavorare attraverso il semplice assemblaggio di diverse sezioni comporta altri problemi: si perde un enorme quantita` di energia per sezioni che nella fase finale risultano incompatibili con l'opera generale e dovranno quindi essere eliminate. Il vedere svanire movimenti che hanno richiesto fatica per essere appresi porta alla lunga sfiducia nei danzatori i quali, il piu` delle volte, finiscono con l'avere una forte resistenza nell'impegnarsi a fondo nelle richieste del coreografo.
Il coreografo e` un leader e come tale deve mostarsi carismatico e sicuro di se`, il successo del suo lavoro dipende anche dalla fiducia che i ballerini pongono in lui, da quanto credono nelle sue scelte.

Uno degli obbiettivi da raggiungere e` sicuramente il mantenere viva l'attenzione del pubblico attraverso la durata dello spettacolo. L'attenzione si basa sull'interesse. Non resta quindi che scoprire cosa sia a rendere interessante una coreografia.
Ovviamente questa ultima frase racchiude una buona dose di ironia, vista la difficolta` di tale impresa. Cio` non toglie che si possano fare dei tentativi di stabilire per lo meno dei principi base e delle direzioni di ricerca.
Due sistemi dei piu` semplici sono quello di prestare attenzione al naturale respiro di uno spettacolo (ad es. suddividendolo in introduzione / sviluppo / finale) e quello di dargli una precisa identita` tecnica e stilistica. Accumulare il lavoro negli ultimi giorni prima della performance, la frenetica attivita` tesa e confusa che porta a prendere alla fine scelte e soluzioni grossolane, ecco uno degli errori tipici dei principianti. Procedere fluidamente nel lavoro garantisce rilassatezza e fornisce tutto il tempo necessario per effettuare scelte ponderate e volontarie.
Scegliere un tema a cui si voglia lavorare; crearsi delle immagini, un ambiente, delle qualita`, insomma preparare una direzione preliminare che funga da punto di partenza per le prime scelte. Sviluppare una prima struttura di base, senza soffermarsi troppo sui dettagli tecnici. Manipolare questa struttura rendendola sempre piu` complessa ed elaborata, sgrossandola passo dopo passo quasi come fosse un modellato in creta, fino a donarle le sue fattezze nei particolari. Lavorare alla qualita` dei dettagli tecnici, alla memoria corporale, dando modo ai danzatori di sentirsi confidenti col loro lavoro e donargli una personale interpretazione pur avendo assimilato lo stile del coreografo.

Ora, tutto cio` e` valido fintanto che si voglia guardare alla coreografia in senso lineare, cioe` se la si voglia intendere come un unico lavoro unitario. Alcune di queste regole avranno pero` bisogno di essere reinterpretate o modificate nel caso si voglia lavorare assemblando una coreografia in modo non lineare.
Per approcciare una coreografia non linearmente il lavorare ad ogni frame indipendentemente dagli altri risulta un processo efficace in quanto compatibile con i suoi costrutti teorici, secondo cui ogni frame puo` essere indipendente e fortemente differenziato dagli altri (cio` per evitare mancanza di contrasti).
Quel che resta vero e` che comunque le scelte relative ad ogni frame devono seguire i principi precedenti, cioe` ogni frame deve essere inteso come una breve coreografia a se` stante, la cui ideazione e strutturazione deve essere fluida. Invariata resta anche l'importanza di dedicarsi ad una profonda riflessione precedente il lavoro fisico cosi` come il bisogno di dare un apetto stilistico unitario al lavoro.
Piu` ancora in generale si puo` dire che qualora si proceda alla creazione attraverso concetti non lineari sara` di gran utilita` identificare ed utilizzare delle "baselines", cioe` degli elementi che restano invariati attraverso lo spettacolo. La creazione di tali baselines puo` essere ottenuta anche attraverso l'utilizzo di altri mediums quali la musica o proiezioni visive.

MUSICA

Scegliere le musiche a coreografia ultimata, durante il suo sviluppo oppure costruire una coreografia partendo dalla musica ? Questo dipende per lo piu` da scelte personali, tenderei comunque a scoraggiare vivamente la scelta delle musiche a coreografia ultimata se si intende relazionarle in modo unitario. Il farlo probabilmente risultera` nel trovarsi in grande difficolta` nello scegliere una musica che calzi perfettamente la coreografia, bisognera` quindi apportare delle modifiche a quest'ultima in modo che ne segua il ritmo o coincida con le referenze musicali. Si dovra` quindi cimentarsi in un'altro tedioso lavoro ed una parte di quello svolto in precedenza verra` probabilmente perso. Si dovra` tagliare del materiale o aggiungerne dell'altro per il semplice fatto di avere durate di tempi diversi.
Questi problemi non sono comunque irrisolvibili e non si presentano nemmeno nel caso di poter usufruire di musiche originali in quanto resta solo un problema di intesa tra il coreografo ed il compositore il quale, volendo, puo` comporre la sua musica a coreografia ultimata adattandosi ad essa (e senza che quest'ultima debba essere cambiata affatto).
Avendo ha disposizione abbastanza tempo o buone ragioni la sovrapposizione di musica a coreografia ultimata e` comunque una via percorribile pur non disponendo di musiche originali.


copyright © 1995 Davide Terlingo All Rights Reserved